Il Rapporto sul Turismo 2017, curato da UniCredit e Touring Club Italiano e presentato il 17 luglio 2017, evidenzia che il 2016 è stato per l'Italia e più in generale nel mondo un anno positivo per i flussi turistici, ma la crisi del Mediterraneo e il fenomeno del turismo "eccessivo", specie nelle città d'arte, aprono nuovi rischi.

Per il terzo anno consecutivo, uno dei principali gruppi bancari europei e la maggiore associazione italiana di turismo hanno collaborato per ribadire la strategicità di un settore che è un driver importante per l'economia del nostro Paese e che contribuisce anche alla valorizzazione del made in Italy. Nel "Rapporto sul turismo 2017" presentato il 17 luglio 2017, uno dei principali gruppi bancari europei (UniCredit) e la maggiore associazione italiana di turismo (Touring Club Italiano) si fa il punto sul turismo nel mondo e in Italia con un focus sulle tendenze nel nostro Paese - dal turismo culturale a quello balneare, dall'agriturismo al turismo crocieristico - e sulle diverse performance delle regioni, cui sono dedicate specifiche schede.

Il turismo mondiale e quello italiano in particolare sono in continua crescita, nonostante molteplici fattori che ne hanno sfavorito l'incremento come la crisi globale, il terrorismo, i fenomeni migratori e l'affermazione di nuove forme di protezionismo in alcuni tra i principali Paesi a vocazione turistica.
"Le previsioni restano positive anche per i prossimi anni - ha dichiarato Giovanni Ronca, Co-Responsabile delle attività di commercial banking per l'Italia di UniCredit - con prospettive di espansione nel medio termine" .

L'Europa resta la destinazione turistica più visitata dai viaggiatori internazionali: con circa 620 milioni di arrivi riceve, infatti, oltre il 50% dei flussi complessivi. Seguono Asia e Pacifico (303 milioni, circa il 25%) e l'America con 201 milioni di arrivi (16%). Asia-Pacifico, Africa e America registrano i tassi di crescita più elevati (tra il 4 e l'8% circa) mentre mostra una battuta d'arresto il Medio Oriente (-4,1%) per le note vicende e l'Europa tiene con una crescita limitata (+2%). Per il 2016 il bilancio dei flussi turistici nel mondo si conferma tutto sommato positivo: rispetto al 2015, infatti, si registra un +3,9% che permette di superare gli 1,2 miliardi di arrivi internazionali. Si tratta di un risultato di rilievo, soprattutto se letto alla luce di ciò che sta succedendo nel mondo in questi ultimi anni: anche le prime previsioni per il 2017 lasciano ben sperare sul fatto che i flussi proseguiranno con il trend di crescita del recente passato, ovvero a un ritmo compreso tra il 3 e il 4%.

Guardando ai Paesi più visitati al mondo, in classifica si conferma al 1°posto la Francia con 84,5 milioni di arrivi internazionali, seguita dagli USA (77,5), dalla Spagna (68,2) e della Cina (56,9). L'Italia consolida la 5a posizione (50,7 milioni), prima della Turchia (39,5). I primi dati riferiti al 2016 fanno emergere gli effetti della difficile situazione internazionale, in particolare legata al terrorismo: la Francia, infatti, presenta un trend in calo (-4%) mentre la Turchia ha visto una riduzione drastica dei flussi (-30%). Nota ormai anche la top ten dei principali Paesi generatori di spesa per il turismo destinato all'estero (outcoming): la Cina è al primo posto (292,2 miliardi di US$), seguita da USA (112,9) e Germania (77,5). Si segnala la congiuntura negativa della Russia che scende al 6° posto (34,9 miliardi di US$), in calo del 31% rispetto al 2014.

Nonostante sia ancora oggi spesso sottovalutato, il turismo rappresenta un volano decisivo per l'economia del nostro Paese.I dati 2016 del World Travel and Tourism Council certificano che la nostra industria turistica vale 70,2 miliardi di euro (ovvero il 4,2% del PIL) che salgono a 172,8 miliardi di euro (il 10,3% del Pil), se si aggiunge anche tutto l'indotto. Per non parlare degli effetti dal punto di vista occupazionale: sono circa 2,7 milioni, infatti, i lavoratori complessivi. Il quadro dei dati statistici ufficiali più recenti mostra una situazione molto più positiva rispetto al passato: gli arrivi totali 2015, circa 113 milioni, sono in decisa crescita rispetto al 2014 (+6,4%) come le presenze (393 milioni; +4%). Si conferma la ripresa del turismo domestico, che più ha sofferto in questi ultimi anni degli effetti della crisi: gli arrivi italiani aumentano del 6,2% e le presenze del 4,8%.

Per quanto riguarda l'incoming, ovvero i viaggi effettuati all'interno di un Paese dai non residenti, per il quinto anno dal 2012, registra un altro record raggiungendo quota 36,4 miliardi di euro. Certamente le performance del turismo italiano nel breve periodo sono state influenzate da fattori che possono dirsi "eccezionali": EXPO ha dato forte impulso al domestico e ad alcuni mercati extraeuropei - si veda a questo proposito l'esplosione del turismo cinese, diventato l'8° mercato di riferimento per l'Italia - così come ha influito positivamente la difficile situazione nel Mediterraneo che ha favorito nelle ultime stagioni estive le destinazioni turistiche della sponda nord, rispetto a quelle che stanno a sud. Si tratta di condizioni favorevoli su cui il Paese ha potuto contare ma che non saranno destinate a durare a lungo.

Sebbene, come si è detto, il ruolo economico e occupazionale del turismo è messo in evidenza in varie parti del Rapporto, il settore ancora non rappresenta al momento un fattore di sviluppo per il territorio nazionale nella sua interezza. Le regioni del Centro-Nord e quelle del Sud procedono ancora a doppia velocità: una realtà paradossale visto che gli attrattori più conosciuti all'estero - aspetti climatici, paesaggio, patrimonio storico-artistico ed enogastronomico - sono un quadro efficace del Meridione. Le diversità, anno dopo anno, non paiono attenuarsi: se si guarda alle presenze, per esempio, il Veneto è, con oltre 63 milioni, la regione più turistica d'Italia, con dati tre volte superiori a quelli della Campania (19 milioni) e ben quattro volte a quelli della Sicilia (15). Su un flusso annuale di circa 393 milioni di presenze che si registrano nel Paese, solo il 19% ha come destinazione una regione del Sud, quota che diminuisce al 14% se si considera in particolare il turismo estero.

La spesa incoming è un indicatore altrettanto importante per comprendere il differente livello di sviluppo del settore viaggi&vacanze nelle regioni: al 1° posto si conferma il Lazio (6,4 miliardi di euro lasciati dagli stranieri sui quasi 36 miliardi complessivi in Italia nel 2015), segue la Lombardia (6,1) e, più a distanza, Veneto (5,2) e Toscana (4,1). La prima regione del Sud - quinta - è la Campania con 1,8 miliardi di euro. Il Meridione, tutto insieme, attrae appena 5 miliardi, sostanzialmente quanto fa da solo il Veneto.

Altro tema, che interessa molte aree del Sud, è quello della stagionalità: se a livello medio italiano, la metà delle presenze totali si registra nel trimestre estivo (giugno-agosto), in molte regioni supera il 60% (Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Puglia, Basilicata e Sardegna) e nel caso della Calabria arriva a quasi il 72%. Un elemento unisce infine la maggior parte delle regioni: la dipendenza dal mondo di lingua tedesca. In 14 casi, la Germania è il primo mercato incoming, in altri 5 costituisce il secondo o il terzo mentre solo nel Lazio e in Valle d'Aosta non è presente tra i primi tre.

"Il turismo in Italia sta vivendo un momento felice: stiamo raccogliendo i risultati della visibilità internazionale di EXPO e siamo agevolati dalla situazione nel Mediterraneo che penalizza la sponda Sud - ha affermato Franco Iseppi, Presidente del TCI - Quest'ultimo, però, ci auguriamo possa essere uno scenario geopolitico transitorio. Occorre seguire quindi una via italiana al turismo che valorizzi i nostri attrattori, tradizionali e nuovi, e consolidi nel tempo i positivi risultati di questi anni anche in un contesto competitivo diverso dal quello attuale".