Elaborato da uno dei Gruppi di Lavoro degli Stati Generali della Green Economy, come risposta alla sfida climatica, per la tutela del patrimonio naturale e culturale, per la rigenerazione urbana, per la riqualificazione della città e del patrimonio edilizio e per il benessere dei cittadini, il Documento è aperto all'adesione di quanti, a vari livelli, vogliano sostenere il movimento delle città italiane verso uno sviluppo sostenibile.

In vista della VI edizione degli Stati Generali della Green Economy, promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy, composto da 67 organizzazioni di imprese rappresentative della green economy in Italia, in collaborazione con i Ministeri dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e dello Sviluppo Economico (MiSE) e con il coordinamento della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (FoSS), che avrà luogo il 7 e l'8 novembre nell'ambito di ECOMONDO (Fiera di Rimini, 7-10 novembre 2017), è stato presentato in occasione del Meeting di primavera il "Manifesto della green economy per la città futura".

Elaborato e scritto da uno dei Gruppi di Lavoro degli Stati Generali della Green Economy, composto da oltre 60 esperti, tra cui docenti di oltre 20 Università italiane, imprese del settore edile, enti di ricerca, associazioni di imprese, associazioni ambientaliste, "Il Manifesto vuole aprire un'interlocuzione con l'architettura e con l'urbanistica, come chiave per il rilancio del protagonismo delle città italiane - ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente della FoSS - Tale interlocuzione, infatti, non solo arricchisce la cultura, la vision, le scelte e l'impostazione della progettazione architettonica e della pianificazione urbanistica, ma può diventare anche un traino formidabile per lo sviluppo di una green economy nelle città".

Nelle città vive oltre il 50% della popolazione mondiale, si produce l'80% del PIL e il 70% delle emissioni di gas serra e sono anche i luoghi dove si concentrano investimenti - che le Nazioni Unite stimano in 1,3 trilioni di dollari al 2019 - e si creano opportunità di nuova occupazione attraverso politiche di green economy.

A livello europeo e internazionale sono già molte le città che hanno avviato programmi e iniziative in direzione green. Ecco alcuni esempi:
- Copenhagen, nel 2009, ha fissato l'obiettivo di diventare carbon neutral entro il 2025;
- Amburgo ha pianificato una rete ciclo-pedonale alla quale sarà riservata la circolazione nel 40% della città entro il 2035;
- negli Stati Uniti, nell'era Trump, 25 città riunite nel Sierra Club hanno adottato un programma per arrivare a consumare solo energia rinnovabile, puntando a raggiungere l'adesione complessiva di 100 città;
- il "Programme National de Rénovation Urbaine" della Francia che ha attivato la rigenerazione di 530 quartieri in tutta la Francia, con circa 4 milioni di abitanti, con un fondo economico, in partnership pubblica e privata, di oltre 40 miliardi.

In Italia invece, dopo una certa vivacità con il movimento delle Agende 21 locali nato con la Conferenza ONU del 1992, dopo il Protocollo di Kyoto del 1997 e con l'adesione al movimento del Covenant of Mayors, lanciato dalla Commissione Europea nel 2008, abbiamo avuto un periodo di stallo e di scarsa iniziativa delle città italiane che, a parte rarissime eccezioni, sembrano poco coinvolte nel fervore green che invece caratterizza molte città a livello europeo e internazionale.

La road-map contenuta nel Manifesto si articola in 7 tappe:
1. Puntare sulla green economy per affrontare le sfide delle città

2. Affrontare la sfida climatica con misure di adattamento e di mitigazione centrate sulla riqualificazione bioclimatica ed energetica

3. Fare della tutela del capitale naturale e della qualità ecologica dei sistemi urbani la chiave del rilancio di architettura e urbanistica

4. Tutelare e incrementare il capitale culturale, la qualità e la bellezza delle città

5. Promuovere la rigenerazione urbana e la riqualificazione del patrimonio esistente

6. Qualificare gli edifici pubblici con progetti innovativi e con la diffusione dell'approccio del ciclo di vita

7. Progettare un futuro desiderabile per le città

Al Manifesto della green economy per la città futura hanno già aderito architetti di fama internazionale, Associazioni nazionali del settore e Organizzazioni sindacali, Enti e Istituti di urbanistica e architettura, Istituti di ricerca, ma è aperto anche all'adesione di tutti coloro che vogliano sostenere il movimento delle città italiane verso uno sviluppo sostenibile: www.statigenerali.org/manifesto