Il Rapporto "Il Diabete in Italia. 2000-2016" pubblicato dall'Istituto nazionale di statistica mostra incrementi della patologia in tutte le aree geografiche del nostro Paese, in linea con la media UE, ma con un incidenza di mortalità superiore e con maggior penalizzazione per le regioni del Mezzogiorno e i gruppi sociali più fragili con un basso titolo di studio, risorse economiche scarse o insufficienti e spesso con una rete sociale debole o assente.

L'Istat ha pubblicato il 20 luglio 2017 il Rapporto "Il Diabete in italia. 2000-2016" che propone una lettura integrata delle più recenti informazioni prodotte nell'ambito della statistica ufficiale sulla patologia diabetica e la sua evoluzione negli ultimi anni, le sue conseguenze sullo stato di salute e sulla qualità della vita dei cittadini, sulla mortalità e sull'ospedalizzazione.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il diabete è una emergenza sanitaria mondiale che riguarda oggi 422 milioni di persone e che continua a espandersi: le persone con diabete nel 2008 erano 350 milioni, nel 1980 erano 108 milioni. Negli ultimi 35 anni il numero è quadruplicato e il diabete interessa oggi l'8,5% della popolazione del mondo. Se nulla cambierà, le persone affette da diabete nei prossimi vent'anni potrebbero raddoppiare ed entro il 2030 potrebbe diventare la settima principale causa di morte. Il diabete, insieme a malattie cardiovascolari, cancro e malattie respiratorie sono responsabili di oltre il 70% delle morti nel mondo rappresentando, con i loro conseguenti oneri (burden of disease), una sfida per i sistemi sanitari.

Dal Rapporto dell'Istat emerge che nel 2016 in Italia erano oltre 3,2 milioni le persone che dichiarano di essere affette da diabete, pari il 5,3% dell'intera popolazione (16,5% fra le persone di 65 anni e oltre), quasi il doppio rispetto al 1980 e un milione in più rispetto al 2000, dovuto sia all'invecchiamento della popolazione che ad altri fattori, tra cui l'anticipazione delle diagnosi (che porta in evidenza casi prima sconosciuti). Guardando al contesto europeo, tale prevalenza è prossima a quella media dei 28 Paesi dell'UE, sia nella popolazione nel suo complesso (15 anni e oltre) che nella popolazione anziana, nonostante il nostro Paese sia quello con la maggiore quota di anziani. L'Italia ha una prevalenza più bassa rispetto ad altri grandi Paesi europei come Germania, Francia e Spagna, sia per gli adulti di 45-64 anni sia per la popolazione anziana. Tali generazioni hanno probabilmente potuto meglio capitalizzare i vantaggi della dieta mediterranea, incluso un modello di consumo di bevande alcoliche ai pasti.

La diffusione del diabete mostra incrementi nel tempo in tutte le aree geografiche, con uno svantaggio del Mezzogiorno, più accentuato per le donne. Anche tenendo conto dell'età e del sesso, i tassi standardizzati sono sempre più alti ( 5,8% contro il 4,0% del Nord). Valori più elevati della media si registrano tra gli anziani in Calabria, Basilicata, Sicilia, Campania, Puglia, Abruzzo, ma anche in alcune regioni del Centro, come Umbria e Lazio; quelli più bassi nelle Province autonome di Trento e Bolzano, in Liguria e Valle d'Aosta. Inoltre, confrontando le generazioni, nelle coorti di nascita più recente la quota di diabetici aumenta più precocemente che nelle generazioni precedenti, a conferma anche di una progressiva anticipazione dell'età in cui si diagnostica la malattia.

Nel 2014 i deceduti in Italia a causa del diabete sono stati 20.119, rispetto ai 19.677 del 2003. Tuttavia il tasso standardizzato di mortalità si è ridotto del 23%, passando da 36,9 per 100mila residenti nel 2003 a 28,4 nel 2014. Questa apparente contraddizione trova spiegazione nell'incremento della popolazione anziana: in un decennio le persone con più di 75 banni sono passate da meno di 5 milioni ad oltre 6,5 milioni.

L'Italia presenta valori più elevati rispetto alla media UE, il cui tasso standardizzato nel 2014 è pari a 22,0 per 100mila residenti e si colloca al 9° posto .

Al di sotto dei 45 anni di età il tasso grezzo di mortalità per diabete è molto basso, pari a 0,2 casi ogni 100mila residenti, sale a 8,1 tra i 45 e i 64 anni e raggiunge i 142,3 oltre i 65 anni. In tutte le classi di età il rischio di mortalità per diabete si è generalmente ridotto nel periodo considerato; in particolare dal 2009 il tasso è sceso di circa il 20% oltre i 45 anni.

Gli andamenti della mortalità sono differenziati per genere. Nel 2003 tra gli ultrasessantacinquenni i livelli nei due sessi erano molto simili, circa 170 per 100mila residenti. Nel tempo, le donne hanno sperimentato una diminuzione costante della mortalità, mentre per gli uomini il calo si è registrato solo dopo il 2009. Pertanto i tassi di mortalità per il diabete degli anziani risultano più elevati per il sesso maschile e il divario di genere è aumentato fino al 2013, tornando a ridursi solo nell'ultimo anno.
La geografia della mortalità per diabete mostra livelli molto differenziati ed è correlata alla diffusione della malattia sul territorio. e regioni del Mezzogiorno presentano livelli di mortalità sensibilmente più elevati in entrambi i sessi. Le differenze territoriali sono pressoché invariate rispetto al 20'03, con il costante primato negativo di Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, a cui si aggiunge il Lazio per gli uomini. Nel 2014 si sono registrati in Sicilia 519 decessi per 100mila residenti uomini, valore 1,6 volte superiore della media italiana. Per le donne è la Campania ad avere il valore più elevato: 50,2, il doppio rispetto al tasso medio nazionale.

Considerando le principali determinanti socio-demografiche che comportano un aumento del rischio di diabete, emerge la forte associazione del diabete con lo svantaggio sociale. I gruppi sociali più colpiti dal diabete sono quelli più fragili con un basso titolo di studio, risorse economiche scarse o insufficienti e spesso con una rete sociale debole o assente. L'insorgenza del diabete, infatti, è favorita da abitudini e sili di vita poco salutari quali sedentarietà e cattiva alimentazione, che possono determinare obesità o scarsa attenzione ai controlli dello stato di salute, tutti elementi che si riscontrano più spesso proprio tra i più gruppi più deprivati.

L'insorgere del diabete e di eventuali complicanze sono in parte evitabili adottando lungo il corso della vita comportamenti di prevenzione primaria e secondaria, come avviene per altre patologie croniche. È noto che il diabete è spesso associato a obesità e a comportamenti sedentari che si possono contrastare o moderarne gli effetti con una dieta che preveda un opportuno consumo di frutta e verdura e livelli adeguati di attività fisica, da adottare anche a patologia conclamata al fine di prevenirne le complicanze. Per la forte associazione tra diabete e obesità, si parlata di lotta alla "diabesità". Declinando, infatti, l'indice di massa corporea secondo la classificazione proposta dall'OMS, a parità di genere e fascia di età, le più elevate prevalenze di obesità si riscontrano tra le persone con diabete: ad esempio tra i 45 e 64 anni la percentuale di persone obese tra i diabetici maschi è pari al 28,9% contro il 13,0% di obesi non diabetici. Per le donne le differenze sono ancora maggiori: 32,8% contro 9,5%.

Un'attenzione particolare merita l'obesità infantile, essendo documentata la sua valenza predittiva rispetto all'eccesso di peso nell'età adulta. Si stima che almeno un terzo dei bambini e circa la metà degli adolescenti in sovrappeso permangano in questa condizione da adulti, compromettendo così un invecchiamento in buona salute.

La deospedalizzazione dei casi di diabete e l'incremento degli indicatori di appropriatezza ospedaliera, nonostante l'aumento del numero di malati, testimoniano una maggiore efficacia della presa in carico dei pazienti. Rispetto al 2000 i ricoveri per diabete sono diminuiti del 66,4% (-26,6%) i ricoveri complessivi), attestandosi su circa 50mila eventi nel 2015. Anche i ricoveri a rischio di inappropriatezza sono in drastico calo, passando negli ultimi 5 anni da 108 per 100mila abitanti a 49.

Sul territorio i ricoveri non sono direttamente correlati alla malattia; le differenze dipendono dalla diversa offerta di servizi e dalla differente appropriatezza nel ricorso alle strutture sanitarie. Nel Mezzogiorno dove la prevalenza del diabete è più alta, la variabilità è forte; in alcune regioni una più elevata ospedalizzazione per diabete è associata anche a un maggior numero di ricoveri inappropriati; in altre l'ospedalizzazione è inferiore al dato medio nazionale e gli indicatori di qualità dell'assistenza sono prossimi alla media o più alti.

In copertina: Manifesto dell'OMS per la Giornata Mondiale del Diabete.