Resoconto allarmante dall'Effis: bruciati finora il quadruplo di ettari degli scorsi anni.

La torrida estate giunta ora al termine, lascerà dietro di sé una tragica scia di fumo.

Nel 2017, le aree andate a fuoco sul territorio italiano sono quattro volte tanto quelle delle annate precedenti. A dimostrarlo, i recenti dati forniti dall'Effis, l'European Forest Fire Information System (Effis) della Commissione Europea. Nel dettaglio, in Italia, dall'inizio dell'anno, sono bruciati 134.107 ettari di boschi, in confronto ai 34mila ettari arsi ogni anno tra il 2008 e il 2016; e si sono verificati 743 grandi incendi, cinque volte di più rispetto ai 142 accaduti in media nello stesso periodo. Non a caso, l'Italia si ritrova in seconda posizione in Europa per numero di roghi, dietro solo al Portogallo, vittima di incendi estremamente intensi come quelli del Pedrógão Grande e di Goìs, per un totale di 237mila ettari di territorio.

La gravità di tale fenomeni viene peggiorata dal fatto che un terzo della superficie andata a fuoco era parte di riserve naturali della penisola, come segnalato dall'ultimo report di Legambiente. Nello specifico, 24.677 ettari di Zone di Protezione Speciale (ZPS) per la tutela dell'avifauna, 22.399 ettari di Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e 21.204 ettari tra parchi e aree protette, per un totale di 35.000 ettari data le sovrapposizione delle tre aree. Le regioni più colpite sono state Sicilia, Campania e Calabria.

Tra le cause di queste calamità ambientali, la siccità ha giocato un ruolo determinante, come sottolineato dal ricercatore della Sisef (Società italiana di selvicoltura ed ecologia forestale) Giorgio Vacchiano, lo scorso luglio all'ANSA: "A livello statistico, in Italia ma anche nel resto del mondo il legame principale degli incendi è con la siccità. Una volta acceso, il fuoco si propaga solo se la vegetazione è secca. Se raddoppia la siccità, raddoppiano anche gli incendi".

Nel mentre, scoppiano le polemiche per la mancata sospensione della stagione della caccia, complice di colpire zone già fortemente danneggiate da incendi e siccità, mettendo a rischio alcune specie animali.