Dall'Analisi del sistema energetico italiano nel 2016, pubblicato dall'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, emerge che se i target al 2020 sono stati raggiunti, quelli al 2030 e 2050 potrebbero risultare improbabili, visto il rallentamento della crescita delle rinnovabili, la riduzione dei consumi energetici determinata più dalla riduzione delle attività economiche, piuttosto che a cambiamenti strutturali, e il persistente elevato prezzo dell'energia.

A conclusione del primo anno di pubblicazione dell'Analisi trimestrale del sistema energetico italiano che esamina i fattori che caratterizzano il sistema energetico nazionale, con l'obiettivo di fornire una valutazione delle tendenze relative alle 3 dimensioni della politica energetica, cioè decarbonizzazione, sicurezza energetica e costo dell'energia (il cosiddetto trilemma energetico), l'ENEA ha pubblicato il 13 aprile 2017 il primo numero del 2017 dedicato al Bilancio del 2016.

All'interno di una strategia a lungo termine, l'UE ha formulato per i 3 parametri i relativi obiettivi al 2020, 2030 e 2050, che possono tuttavia interagire in modi molteplici e complessi, i cui trade-off sono stati finora spesso sottovalutati. D'altra parte, un'attività di monitoraggio e analisi della transizione dei rispettivi sistemi energetici sarà a breve obbligatoria dal 2017 per tutti gli Stati membri.

"Il sistema energetico italiano si trova in una fase di transizione caratterizzata da un ampio spettro di sfide e potenziali criticità che richiedono valutazioni rigorose - osserva l'ENEA - Dati e numeri sul settore energetico italiano sono però frammentari e disomogenei, in quanto prodotti da soggetti diversi. Inoltre le analisi periodiche esistenti sono prodotte da entità non indipendenti e si caratterizzano per una accessibilità limitata o condizionata".

Elaborato all'interno dell'Unità Studi e Strategie dell'ENEA, il documento presenta i risultati di una attività sistematica di monitoraggio e analisi del sistema energetico italiano, caratterizzata da:
- tempestività;
- trasparenza riguardo alle fonti e alle metodologie utilizzate;
- accessibilità dei dati e delle elaborazioni;
- approccio sistemico rispetto alla multidimensionalità della politica energetica e ai possibili trade-off;
- rappresentazione sintetica della complessità del sistema energetico.

Nel 2016 l'Italia ha raggiunto con 4 anni di anticipo gli obiettivi europei di fonti rinnovabili sui consumi finali di energia (con il 17,6% contro il 17% al 2020), l'elettricità prodotta è stata più green grazie al maggiore utilizzo di gas (+13%) e al forte calo del carbone (-21%) e i consumi di energia sono rimasti stabili. Tuttavia, l'ENEA evidenzia diversi elementi di preoccupazione come il rallentamento della crescita delle rinnovabili, il peggioramento delle prospettive di decarbonizzazione post-2020 e il persistente elevato livello dei prezzi dell'energia, con ripercussioni sulla competitività delle nostre imprese. Infatti, nonostante il calo del 5% registrato nel 2016, il costo del kilowattora per le industrie italiane resta fra i più alti d'Europa. Lo stesso accade per i prezzi del gas che sono diminuiti, ma meno che negli altri principali Paesi europei, penalizzando soprattutto le piccole utenze che pagano il 15% in più rispetto alla media-UE e che, nel 2016, hanno visto allargarsi ulteriormente la forbice con le grandi utenze a livello nazionale, arrivando a pagare un prezzo quasi doppio.

Non poche criticità riguardano poi le prospettive di decarbonizzazione nel medio-lungo termine. Nel 2016 le emissioni di CO2 sono tornate a diminuire (-0,8%) e gli obiettivi al 2020 sembrano a portata di mano; tuttavia, un'analisi più approfondita rivela che i target al 2030 potrebbero porre difficoltà soprattutto nel settore dei trasporti e del riscaldamento degli edifici.

Fonte ENEA

"L'elemento di novità che emerge dalla nostra analisi è proprio questo: il 'rischio 2030' tenuto conto che, a differenza di altri Paesi, in Italia la forte diminuzione dei consumi di energia e delle emissioni di CO2 degli ultimi anni è stata legata non tanto a cambiamenti strutturali ma alla diminuzione dell'attività economica - ha spiegato il ricercatore ENEA Francesco Gracceva, principale autore e curatore dell'Analisi - Un altro segnale cui prestare forte attenzione è la riduzione dei tassi di sviluppo delle rinnovabili riscontrata negli ultimi anni".

Inoltre, nel 2016 è emersa in modo particolarmente evidente la stretta interdipendenza fra mercati del gas e dell'elettricità. Dal lato della domanda, in tutta Europa vi è stata una forte ripresa del gas naturale, guidata dalla sostituzione di carbone con gas nella termoelettrica. In Italia l'import dalla Russia è invece diminuito, per la forte ripresa delle importazioni dall'Algeria, per la prima volta in parte indicizzate ai prezzi spot. In Italia la domanda di gas è aumentata del 13% nel termoelettrico, del 5% complessivamente, ma resta inferiore di circa il 15% rispetto ai massimi del periodo 2005-2010, rivelando che l'overcapacity del sistema elettrico italiano è meno ampia di quanto non si credesse.

Il 2016, infine, è stato l'anno della ripresa dei prezzi del petrolio, ma diversi segnali fanno pensare che difficilmente possano tornare su livelli molto più elevati degli attuali, ammesso che non tornino a scendere. In Italia l'import mantiene un elevato grado di diversificazione, con un forte aumento dal Medio Oriente e la drastica riduzione dall'Africa; in forte calo la produzione nazionale (- 41%) per il blocco degli impianti in Val d'Agri per alcuni mesi (ndr: è di queste ore la notizia che l'ENI ha deciso il fermo temporaneo del Centro Olio di Viaggiano, dopo la richiesta di sospendere le attività, arrivata dalla Regione Basilicata nei giorni scorsi).

Dall'insieme di questi elementi deriva una riduzione dell'ISPRED (Indice Sicurezza, PRezzi dell'Energia e Decarbonizzazione) elaborato da ENEA, da 0,53 a 0,51 su base annua, a sottolineare il "leggero peggioramento" nel grado di soddisfacimento del "trilemma energetico".

"Dall'Analisi emerge un'altra questione di rilievo: l'andamento delle tre componenti dell'ISPRED mostra che, negli ultimi anni, i miglioramenti su un aspetto del trilemma sono stati spesso compensati da peggioramenti su un altro - ha concluso Gracceva - Nei prossimi anni, quindi, una delle principali sfide per i policy maker sarà quella di riuscire a coniugare obiettivi che potrebbero anche risultare in contrasto tra loro".