Buone nuove dal settore vinicolo italiano: aumentano le esportazioni in USA e crescono le vendite di vini di origine territoriale nella GDO.

L'export del vino italiano negli Stati Uniti continua a crescere nel primo trimestre del 2017. Secondo la nota rilasciata dall'Italian Wine & Food Institute lo scorso 8 maggio, l'indice ha fatto registrare un aumento del 1,3% in quantità e del 1,5% in valore in confronto al 2016. Un rialzo dovuto anche all'ampliamento del mercato di importazione americano, che ha fatto registrare un incremento del 10% in quantità e del 7,3% in valore.

L'Italia mantiene salda la sua posizione di leader con 600.920 ettolitri per un valore di $306 milioni, con una quota di mercato pari al 24,1% in quantità e al 30,4% in valore. Numeri promettenti che manifestano l'ottima salute del settore vinicolo italiano.

Parecchio movimento, invece, alle spalle della performance italiana: in termini di quantità, l'Australia sale al secondo posto superando il Cile, seguito poi da Francia e Nuova Zelanda. Situazione poco differente per quanto riguarda il valore: al secondo posto troviamo la Francia, seguita da Australia, Nuova Zelanda e Cile.

"Questi repentini movimenti - ha dichiarato Lucio Caputo, direttore dell'Italian Wine & Food Institute - sono dovuti al fatto che tali paesi (a differenza di Italia e Francia) esportano notevolissimi quantitativi di vino sfuso che viene poi imbottigliato negli Stati Uniti o utilizzato per tagliare vini di produzione locale. Gli ordini per tali vini, fortemente condizionati dal prezzo, sono subordinati alle mutevoli condizioni di mercato, che fanno spostare gli ordinativi da un paese all'altro, creando questo costante sali e scendi tra i paesi fornitori".

Nella nota dell'IWFI, dati positivi anche dal mercato degli spumanti, dove le esportazioni sono aumentate del 9,2% in volume (145.810 ettolitri) e del 2,4% in valore (74 milioni di dollari), mentre le quote di mercato del 58,6% in quantità e del 34,8% in valore. L'Italia, anche in questo caso, si conferma leader nella categoria in volume, ma dal lato del valore invece è la Francia a dominare la classifica.

Altre interessanti notizie arrivano anche dalla recentissima ricerca condotta dall'IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) sul tema del vino nella Grande Distribuzione. Presentata nell'ambito della 13ª Tavola Rotonda di Veronafiere al Vinitaly 2017, l'osservazione ha dimostrato una tendenza molto chiara: il popolo italiano acquista vino principalmente nei grandi supermercati. Nel 2016, ad esempio, sono stati venduti circa 500 milioni di litri per un ricavo complessivo di 1 miliardo e mezzo di euro. La novità principale riguarda la natura di questi vini, dato che il 60% degli acquisti totali corrispondono a vini con riferimento territoriale (DOCG, DOC, IGT), con il segmento che segna un incremento in volume del 2,7% nel 2016 e del 4,9% nel primo bimestre 2017.

I consumatori, dunque, preferiscono e ricercano la qualità e il rapporto con il locale. Una propensione che sia le cantine che i grandi distributori dovrebbero impegnarsi a seguire per soddisfare al meglio le necessità del pubblico. "Siamo sulla strada giusta, auspicata da tempo - ha confermato Cesare Cecchi, consigliere di Federvini - Non dobbiamo assolutamente tradire questa qualità che viene richiesta dal consumatore, sarebbe un errore imperdonabile. Le cantine devono continuare a ricercare la qualità del prodotto senza accettare scorciatoie, e i distributori devono incoraggiare la produzione a proseguire su questa strada".

Infine, cambiano anche le abitudini dei consumatori, con la diminuzione dell'acquisto di bottiglioni, vini sfusi, damigiane e brik, mentre dilaga il formato della bottiglia da 75cl. E crescono anche le richieste di vini fermi e vini biologici, quest'ultimi ancora un piccolo frammento nel mercato vinicolo.