La pubblicazione dell'ultimo Rapporto Istat, che prende in esame oltre 100 indicatori, conferma che l'area Ambiente con i 4 settori in cui si articola (Territorio, Ambiente, Agricoltura ed Energia) è quella in cui l'Italia occupa una posizione in linea o leggermente più favorevole rispetto alla media UE.

L'Istat (Istituto nazionale di statistica) ha pubblicato online il 14 aprile 2017 la IX edizione di "Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo", che mette in luce la collocazione del nostro Paese nel contesto europeo e le differenze regionali che lo caratterizzano attraverso una selezione di oltre 100 indicatori statistici che spaziano dall'economia alla cultura, al mercato del lavoro, alle condizioni economiche delle famiglie, alla finanza pubblica, all'ambiente.

Negli ultimi anni, per molti degli indicatori presentati in "Noi Italia", si sono conseguiti progressi importanti a livello nazionale. Questi risultati, tuttavia, non si sono sempre tradotti nel miglioramento della posizione dell'Italia nel contesto europeo, soprattutto rispetto ai principali partner. Nella maggioranza dei casi, la comparazione mostra ancora l'Italia sistematicamente collocata al di sotto della media europea, a meno di qualche apprezzabile eccezione. Permangono divari importanti riguardo alla performance del sistema produttivo nel suo complesso e si rilevano, tra le altre, debolezze nell'ambito dell'economia della conoscenza, della formazione e nel mercato del lavoro.

L'attenzione alla tutela dell'ambiente è, in generale, un ambito in cui l'Italia occupa una posizione in linea o leggermente più favorevole rispetto alla media dell'Unione. Nell'impossibilità di offrire un quadro, pur sintetico, di tutte le 6 aree del Rapporto, abbiamo prescelto, appunto, questa con i 4 settori nei quali si articola che attiene maggiormente agli argomenti prediletti da Regioni&Ambiente.

Territorio
La densità della popolazione, indicatore utile alla determinazione dell'impatto che la pressione antropica esercita sull'ambiente, è di circa 201 abitanti per Km2, con un aumento negli ultimi 10 anni di quasi 9 abitanti per Km2, confermando che l'Italia è tra i Paesi più densamente popolati dell'UE.

La dimensione media delle unità statistiche (19 regioni e le due province autonome di Trento e Bolzano) in termini di superficie è di poco superiore ai 14 mila Km2 e vi risiede mediamente una popolazione superiore ai 2,8 milioni di abitanti.

Nel 2016 le aree protette comprese nella Rete Natura 2000 coprono il 19,3% della superficie nazionale, corrispondente a un'estensione di circa 58 mila Km2, collocando l'Italia al di sopra della media UE (18,1%). Oltre un quinto del territorio del Mezzogiorno è compreso in questa rete; Sicilia e Sardegna presentano i valori regionali più alti, con oltre 4.500 Km2 per ciascuna regione.

Le aree marine protette sono il 3,8% della superficie delle acque territoriali, pari a 5.825 chilometri quadrati. Il numero di siti totali è passato da 2.589, nel 2015, a 2.596 con un'estensione media (terrestre e marina) per sito di circa 24,7 chilometri quadrati. Rispetto al 2015 il numero di ZPS (Zone di Protezione Speciale)è rimasto invariato, mentre si registra un aumento dei SIC-ZSC (Siti di Importanza Comunitaria -Zone Speciali di Conservazione) che passano da 2.314 a 2.321, con un leggero incremento della superficie marina.

I dati sui permessi di costruire, nuove abitazioni e superficie utile abitabile, forniscono segnali anticipatori sull'attività edilizia. Entrambi gli indicatori dell'intensità del fenomeno, calcolati in rapporto al numero di famiglie residenti, mostrano una progressiva diminuzione a partire dal 2005. Il 2014 ha rappresentato il nono calo consecutivo e anche i dati relativi al primo semestre 2015 non sembrano indicare una inversione della tendenza.

Ambiente

Una gestione virtuosa dei rifiuti ha in primo luogo il compito di proseguire nella linea della diminuzione della produzione del rifiuto urbano; inoltre, l'obiettivo dettato dalle normative europee è quello di rendere sempre più residuale la frazione di rifiuti raccolti conferita in discarica per salvaguardare l'ambiente e la salute umana.

Nel 2015, in Italia ed in gran parte delle sue regioni, si osserva una leggera diminuzione sia dei rifiuti urbani raccolti, sia dei rifiuti conferiti in discarica. Nel 2015 sono stati raccolti 486,2 kg per abitante, quasi due in meno rispetto all'anno precedente. A livello territoriale, le maggiori quantità di rifiuti urbani si raccolgono nel Centro Italia; Emilia-Romagna e Toscana sono i primi produttori, con livelli oltre i 600 kg e ancora in crescita nel 2015.
Anche lo smaltimento in discarica è disceso: nel 2015 sono 128,7 kg per abitante, quasi 25 in meno rispetto al 2014. I progressi più importanti si registrano per la provincia autonoma di Bolzano, la Lombardia e il Friuli-Venezia Giulia. La situazione di maggiore criticità si ha in Sicilia, con oltre l'80% di rifiuti urbani conferiti in discarica.

La raccolta differenziata, fattore strategico per la corretta gestione dei rifiuti, nel 2015 ha superato (47,5%), l'obiettivo del 45% previsto dalla normativa nazionale per il 2008. Nella raccolta differenziata esiste ancora un forte divario tra Nord, Centro e Sud. Le performance migliori sono quelle della provincia autonoma di Trento e del Veneto, dove si supera il 65%, obiettivo previsto per il 2012. Con il 12,8% la Sicilia si conferma la più lontana dai target europei.

Nell'edizione di quest'anno è stato introdotto un altro indicatore: Acque di balneazione. Nel 2015 sono 5.518 le aree adibite alla balneazione in Italia, rappresentate dalle acque marino-costiere, di transizione e interne superficiali. Rispetto agli anni precedenti si riscontra un leggero aumento delle acque con qualità eccellente. A livello europeo, l'Italia è il Paese con il maggior numero di acque di balneazione, ossia circa 1/4 delle acque totali, seguito a distanza da Francia (3.355), Germania (2.292) e Spagna (2.189).

Tra il 1990 e il 2014 l'Italia ha ridotto le emissioni dei gas serra del 19,8%, passando da 521,9 milioni di tonnellate di CO2 equivalente a 418,6. Nel 2014 le emissioni si riducono del 4,6% rispetto al 2013, ma in misura minore dell'anno precedente (-6,4%). Nel periodo 1990-2014 a fronte di un aumento medio della popolazione del 7,2%, le emissioni pro capite diminuiscono del 25,2%.

L'inquinamento dell'aria rappresenta uno dei principali problemi ambientali soprattutto in ambito urbano. Nel 2016, più di un terzo delle famiglie percepisce come inquinata l'aria della zona dove risiede, mentre un quinto lamenta la presenza di odori sgradevoli.

Agricoltura

L'Italia occupa una posizione di primo piano in tema di eccellenze agroalimentari, con il maggior numero di riconoscimenti DOP, IGP e STG assegnati dall'UE. Importante fattore di competitività delle realtà agricole locali, i prodotti di qualità contribuiscono, inoltre, al mantenimento e al rafforzamento degli insediamenti umani e dell'attività agricola delle aree interne, ove sono presenti nel 52,6% dei Comuni. Tra il 2005 e il 2015 i produttori sono aumentati del 38%; la componente femminile è ancora molto minoritaria, con solo 2 donne su 10 (20,1%) tra i produttori.

Nel 2015 la distribuzione di fertilizzanti semplici per uso agricolo ammonta a 1.279.679 tonnellate (+3,7%), pari a 0,10 tonnellate per ettaro di superficie agricola utilizzata (SAU), mentre si riscontra una diminuzione del 4,3% della distribuzione dei fertilizzanti nel complesso (4.047.366 tonnellate). Per i principi attivi si osserva nel complesso un aumento (+6,6 %) (5,1 kg per ettaro di SAU, pari 63.321.695 Kg) rispetto al 2014 (4,78 Kg).

L'agriturismo conferma la tendenza strutturale alla crescita, rappresentando una risorsa fondamentale della multifunzionalità aziendale e della realtà agricola nazionale: tra il 2005 e il 2015 le aziende agrituristiche sono aumentate del 45,1%. Nello stesso arco temporale la quota delle aziende a conduzione femminile è aumentata di due punti percentuali, attestandosi nel 2015 al 36,1% del totale.

Energia

Il settore energetico ha un ruolo determinante nello sviluppo economico sostenibile di un Paese, sia per quanto riguarda la disponibilità delle fonti, alcune delle quali soggette a naturale esaurimento, sia per gli effetti che possono essere prodotti sull'ambiente. In questo quadro, l'Italia si caratterizza per la forte dipendenza dai mercati energetici esteri e per la consistente quota di energia elettrica prodotta da fonte termoelettrica.
Nel 2015 si assiste a una inversione di tendenza sia dei consumi elettrici sia della produzione lorda di energia elettrica, che crescono rispettivamente del 2% e dell'1,1% rispetto al 2014, interrompendo dunque l'andamento negativo in essere dal 2012.
I consumi elettrici per abitante risultano inferiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno a eccezione della Sardegna. Per il nostro Paese entrambi gli indicatori energetici risultano inferiori alla media europea e a quelli degli altri Paesi di grandi dimensioni (dati 2014).

Nel 2015 è diminuita la produzione lorda elettrica da fonti rinnovabili e la sua incidenza sul consumo interno lordo di energia elettrica (33,2% contro 37,3% del 2014). Sul territorio, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili si conferma in quantità nettamente superiore alla richiesta interna in Valle d'Aosta e nelle province autonome di Trento e Bolzano. Con una quota del 33,4%, l'Italia si posiziona sopra la media UE per consumi di energia elettrica generata da fonti rinnovabili (27,5% nel 2014).

Nell'ambito della strategia europea per la promozione di una crescita economica sostenibile, lo sviluppo delle fonti rinnovabili rappresenta un obiettivo prioritario per tutti gli Stati membri. Secondo quanto stabilito dalla direttiva 2009/28/CE, nel 2020 l'Italia dovrà coprire il 17% dei consumi finali di energia mediante fonti rinnovabili.

Al riguardo, il 13 aprile 2017, pubblicando l'ultima edizione dell'Analisi Trimestrale del Sistema Energetico, l'ENEA ha confermato che l'Italia ha raggiunto con 4 anni di anticipo l'obiettivo (17,6%), grazie al maggiore utilizzo di gas (+13%), al forte calo del carbone (-21%), ai consumi rimasti stabili, nonostante il rallentamento della crescita delle rinnovabili.