I cambiamenti climatici in corso mettono sotto pressione le risorse idriche, le cui carenze costringono ad una gestione del fenomeno non in termini emergenziali, ma di adattamento a medio-lungo periodo, per il quale è presupposto fondamentale la conoscenza degli aspetti economici della domanda e dell'offerta.

A causa della siccità delle ultime settimane, 2 campi su 3 sono a secco, con conseguenti danni a coltivazioni e allevamenti per oltre 2 miliardi di euro, secondo un'analisi di Coldiretti; ben 10 Regioni hanno già chiesto o si appresterebbero a chiedere lo stato di calamità naturale al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MiPAAF) in modo da attivare il Fondo di solidarietà nazionale che prevede la sospensione delle rate dei mutui, il blocco dei pagamenti dei contributi e l'accesso al Fondo per il ristoro danni a favore delle aziende; la progressiva chiusura dei "nasoni" (le fontane in giro per Roma), a seguito della drastica riduzione dell'afflusso di acqua alla rete idrica della Capitale, anche per effetto della decisione della Regione Lazio di sospendere il prelievo idrico dal lago di Bracciano, il cui impoverimento rischia di compromettere gli aspetti ambientali-naturalistici del bacino; probabile turnazione nell'erogazione idrica per circa 1,5 milioni di romani: sono questi i principali eventi che in questi giorni occupano, assieme agli incendi in varie regioni del Paese, le prime pagine dei media, evidenziando che la penuria d'acqua che sta affliggendo l'Italia non può più essere gestita in termini emergenziali, ma devono essere intraprese misure a medio-lungo termine di adattamento al fenomeno, visto che dovremo imparare a conviverci, come indicano, peraltro, gli ultimi dati relativi all'andamento delle temperature e delle precipitazioni.

Nei giorni scorsi, l'Agenzia Europea dell'Ambiente (AEA) ha pubblicato il briefing "Water management in Europe: price and non-price approaches to water conservation" che sintetizza i principali risultati di uno Studio di valutazione, coordinato dall'Agenzia, che si è concentrato su come viene gestita la domanda di acqua delle famiglie, compresi gli approcci legati o meno sui prezzi, al fine di fornire un'analisi aggiornata e una valutazione sugli aspetti economici dell'offerta e e della domanda di acqua in Europa.

Lo Studio ha selezionato casi studio in 8 Paesi membri dell'UE, tra cui, l'Italia, che indicano come a differenti livelli di stress idrico corrispondano diversità gestionali della risorsa da parte dei Paesi analizzati, anche di quelli che attualmente non sono direttamente coinvolti da carenza d'acqua, fenomeno che colpisce ormai quasi 100 milioni di cittadini ed un terzo del territorio dell'UE per tutto l'anno, come sottolinea l'AEA. Se gli Stati della regione meridionale dell'UE ne sono più affetti, anche quelli del nord-Europa, come Gran Bretagna e Germania, sotto la spinta dei cambiamenti climatici che nel corso degli ultimi 30 anni stanno determinando notevoli danni ambientali ed economici, ne sono in qualche modo coinvolti.

L'aumento di intensità e frequenza dei periodi siccitosi e di scarsità idrica sono stati identificate come le sfide chiave per 5 degli 8 Paesi presi in esame: Cipro, Francia, Italia, Romania e Spagna (gli altri Paesi valutati erano Danimarca, Germania e Svezia), per i quali preoccupa anche l'eccessivo sfruttamento delle risorse idriche sotterranee, a seguito di una domanda che sta aumentando non solo nei settori residenziali e turistici, ma anche nell'industria e in agricoltura.
Anche se in alcuni casi, il prezzo non sembra essere un determinante significativo della domanda di acqua, i risultati complessivi indicano che le famiglie dell'UE che affrontano un aumento dei prezzi dell'acqua, tendono a reagire riducendone il consumo.

Tutti gli 8 Paesi analizzati hanno meccanismi di fissazione dei prezzi per incentivare un uso più efficiente dell'acqua da parte delle famiglie, che vanno dalla tariffazione basata sulla semplice quantità d'acqua consumata a quella determinata da aumenti progressive per fasce di volumi consumati. fasce di aumento progressivo in base ai volumi. Dallo Studio emerge, tuttavia, che quantunque le politiche dei prezzi incidano sul consumo di acqua, gli impatti variano. Ad esempio, nei casi di Francia, Germania e Spagna, i risultati del settore residenziale suggeriscono che i prezzi fissati abbiano un effetto relativamente limitato sui consumi. Ciò non significa che la domanda di acqua in questi Paesi sia indifferente al suo prezzo. Alcuni esempi mostrano che la domanda di acqua è sensibile al reddito e alle dimensioni delle famiglie, come in Italia dove la domanda di acqua aumenta di un fattore di 1,5 con l'aumentare del reddito e di 1,6 in base alla dimensione del nucleo familiare.

Peraltro, sottolinea l'AEA, tali risultati sono in linea con quelli evidenziati nello studio "Modelling Household Water Demand in Europe. Insights from a Cross-Country econometric Analysis of EU-28 countries" del Centro Comune di Ricerca (Joint Research Centre) della Commissione UE , che ha dimostrato come la domanda di acqua delle famiglie non è direttamente correlata al suo prezzo per la maggior parte dei Paesi dell'UE-28 e che il consumo di acqua delle famiglie diminuisce di meno dell'1% per ogni aumento del prezzo del 1%. Secondo tale Rapporto, reso disponibili nello scorso giugno, un aumento dei prezzi del 10% potrebbe ridurre il consumo di acqua domestica tra l'1%e il 5%.

Fonte: Technical Report JRC96268

Pur nella diversità dei risultati per ogni singolo caso studio, che non consente un'interpretazione omogenea degli effetti complessivi del prezzo dell'acqua nel determinarne la domanda, l'analisi effettuata dall'AEA indica che le politiche dei prezzi sono strumenti fondamentali per recuperare i costi per i servizi idrici e per garantire la manutenzione delle infrastrutture esistenti e il finanziamento delle future.

Viene segnalata, inoltre, la necessità di incentivare l'introduzione di riduttori di flusso per soffioni delle docce e dei rubinetti dei lavandini, accanto a Campagne di informazione e sensibilizzazione sulle necessità che le famiglie giocano un ruolo non secondario per ridurre sprechi e inefficienze.